Il metro

Benvenuti!

Qui si vuole dare spazio ai discorsi che consumano tempo.

Vi proponiamo degli articoli a tema sociale e culturale, sperando di poter avere il piacere di intrattenervi combinando variamente politica, filosofia e qualche nozione di diritto. L’attualità ha bisogno di interpreti. Noi cominciamo da qui.

Buona lettura!

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Adoremus

Chi sostiene che il nostro tempo non si distingua per spirito religioso si sbaglia. Una fede profonda e capillare impregna le fondamenta del presupposto trionfo agnostico. Semplicemente, sono cambiati gli elementi tradizionali, i luoghi di culto e le formule, ma il bisogno di salvezza dell’uomo si manifesta più prepotente che mai di fronte all’abisso dell’emancipazione definitiva. Della nostra libertà non abbiamo fatto che replicare gli schemi passati, e rimane da vedersi se per nostalgia o piuttosto comprovata efficienza.

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Uno, nessuno, 100K

Partecipare alla globalizzazione presuppone che il Paese abbia qualcosa da offrire al cui privilegio sia disposto a rinunciare. Per l’Europa, prendere parte alla globalizzazione ha significato condividere quanto di cui era più liberale. Seguendo un miraggio positivista e solidaristico, ha messo in comune le sue migliori qualità; ha accordato fiducia a tutti i contraenti che le garantissero l’esorcismo dello spettro rosso e di quello bellico che tanto l’avevano turbata nel secolo precedente. Il vecchio continente ha messo in comune standard alimentari, sanitari, giuridici elevatissimi, sia in preda ad un’utopia economica sia con la vanità di una primadonna lusingata nella propria superiorità dall’elemosina. E’ bastato scambiare il toro olimpico con quello di Wall Street, l’ebbrezza del rapimento è rimasta la stessa.

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Con cuor sincero e fede non finta

“Avviso a tutti gli apprendisti capri espiatori: un buon capro deve sempre andare incontro al cazziatone, battersi il petto ancor prima di essere accusato, è un principio fondamentale. Piazzarsi davanti al plotone, sempre, e sollevare su di esso uno sguardo da far inceppare i fucili.” Così Daniel Pennac fa parlare Benjamin Malaussène, il protagonista dei suoi romanzi, di professione capro espiatorio. Il suo compito, comunque sia impiegato, consiste nell’addossarsi tutta la colpa delle altrui incompetenze e mancanze, attraverso un’esibizione patetica che mira a suscitare nell’interlocutore un sentimento di pietà affinché abbandoni le sue ragioni quanto qualsiasi pretesa di risarcimento. Pietà “dell’anima”, ossia una compassione e un intenerimento pressoché autentico per la sfortunata sorte del capro, o pietà “clinica”, profondo disgusto per il voluttuoso masochismo che spinge il capro a implorare una giusta punizione da parte degli interlocutori più impietosi, che piuttosto che dargli soddisfazione non vedono l’ora di toglierselo dalla vista.

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Tu quoque?

Gli scorsi due secoli hanno avuto la fortuna di poter dare per scontato che dagli interessi di molteplici comunità territoriali si potesse sintetizzare un interesse nazionale, e che questo fosse tutelato attraverso il circuito democratico tradizionale, basato sulla rappresentanza del corpo elettorale da parte delle istituzioni politiche ordinarie. Oggi non è più così. L’interesse generale viene fatto coincidere con la somma degli interessi individuali: alla nozione nostalgicamente liberale di cittadino si sostituisce la figura del consumatore, giuridicamente inteso quale persona fisica che agisce per scopi estranei alla attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

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Il senno di poi

L’odierno pacifico riconoscimento della potenzialità emotiva e della sensibilità creativa di ogni essere umano non ha precedenti storici. Persino il movimento romantico, in tutte le sue espressioni, non riconosceva spontaneamente questa dignità a nessuno dei suoi esponenti: perché la sua opera avesse il minimo valore, l’artista doveva soffrire di una passione esasperata e sconvolgente, il poeta subire un terrore che i secoli precedenti attribuivano solo alla massima esperienza del divino.

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Ulysses, anzi Telemachus

Un indiscutibile merito del nostro tempo è stato riconoscere l’importanza delle emozioni: restituire valore, spazio e tempo alla sensibilità di ognuno. Si è finalmente ammesso che la prima coniugazione che il principio di azione e reazione assume nella persona ha necessariamente natura, appunto, emotiva.

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Necessità fa virtù

E’ indiscutibile che gli sforzi compiuti dal movimento, anzi più in generale dalla coscienza femminista nella direzione della parità di genere siano stati e siano tuttora determinanti, sebbene la loro continuazione si riaffermi tragicamente necessaria. Tuttavia, parte del successo e determinati risultati effettivamente conseguiti nell’ambito della parità tra i sessi devono essere imputati all’odierna configurazione della società nel suo complesso – comprensiva sia di dinamiche di psicologia di massa a breve e lunga distanza sia di istanze e compiti che essa stessa pretende dagli aspiranti consociati – piuttosto che da effettivi mutamenti di coscienza, sensibilità o mero buon senso.

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Sharing is SELF-caring!

Avere a disposizione mezzi di comunicazione telematici ha permesso, secondo una figura cara al nostro tempo, di accorciare sensibilmente le distanze tra le persone. Ma al fine di connettere efficacemente posizioni geografiche, correnti di pensiero e opere più o meno artistiche originatesi ai capi opposti del globo si è adottata l’intuitiva soluzione di eliminare una delle tre dimensioni tradizionali. Attraverso la finestra tascabile seppur irrimediabilmente bidimensionale di uno smartphone l’universo mondo è finalmente a portata di tutti – almeno di tutti coloro che possiedono i privilegi e i mezzi necessari per leggere questo articolo. In particolare, le nuove piattaforme online offrono un’inedita visione delle relazioni interpersonali: l’immediatezza e la spontaneità proprie dei nuovi modelli d’interazione semplificano notevolmente i rapporti tra gli esseri umani.

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Un degno avversario

La dignità umana è oggettivamente indefinibile. Non tanto per il contesto di pluralismo filosofico-culturale e politico in cui il concetto è maturato nel secolo scorso, quanto per la componente di immediata e quotidiana esperienza che ognuno ne ha. L’ambiguità sembra connaturata al concetto: per esempio, la dignità di ogni uomo, che pure rimane ultima ratio di ogni suo diritto e dovere, è menzionata solo tre volte nell’intera dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite. Essa è minimo comun denominatore del diritto positivo così come lo conosciamo: esperienza tanto sensata da escludere la superflua dimostrazione.

Oggi, alla zona d’ombra semantica si aggiunge una connotazione emotiva senza precedenti. La dignità inizia, a determinate condizioni, a dare fastidio.

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