Ultim’ora

Vi proponiamo un breve articolo della BBC, e una nuova prospettiva al riguardo.

https://www.bbc.com/news/world-us-canada-46351940

Il Presidente Trump si conferma il rappresentante finora più candido e coerente di quello che potremmo chiamare elettorato profondo. “Profondo” in relazione alle radici che dal piano economico, passando attraverso il terzo settore, esso estende fino al livello istituzionale. Si tratta del gruppo sociale portavoce di un interesse, il capitale del secolo scorso, che oggi è costituito da fini conoscitori della logica del profitto. In sintesi, il corpo elettorale che, sia pure con svariate modalità, ha sempre votato. E che può permettersi di fare una scelta sbagliata.

La funzione che Trump ha il compito di assolvere consiste ovviamente nel fare da tramite tra gli interessi dei propri elettori e il resto del mondo. A questo punto, è necessario riconoscere che egli lo svolge con elementi di assoluta novità, forse tanto più efficaci quanto più spiazzano gli operatori tradizionali del sistema.

Trump, a maggior ragione in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, utilizza la propria soggettività come argomentazione politica. Offre a nazioni intere, politici e giornalisti l’ampio fianco di una personalità maturata in anni di formazione professionale sotto i riflettori del cinema. Il modo in cui si serve di un carattere coriaceo di presenza scenica è profondamente innovativo: la sfera delle passioni personali da cui un uomo politico era tenuto a prescindere è ora cifra della sua influenza, la misura in cui riesce a imporla al pubblico metro d’apprezzamento del suo potere.

Ma torniamo all’articolo in testa. In reazione alla scomodissima relazione del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC), organo connesso alle Nazioni Unite, il presidente ha solennemente dichiarato: “I don’t believe it”, “Non ci credo”.

Ora, prima di poter dar corso alle misure necessarie a salvare il pianeta, prima di poter irritare gli imprenditori americani che fondano la propria impresa sull’impiego di combustibili fossili, bisogna persuadere un certo Donald. Qualunque scienziato, indipendentemente dalla sua specializzazione, dovrebbe fare i conti con la personale opinione di un individuo non particolarmente qualificato se non dalla carica che adesso ricopre.

Si è costretti ad ammettere che il meccanismo è geniale. Per prima cosa si stabiliscono i presupposti, misogini oppure opportunisti quanto basta e secondo il caso: per quanto retrogrado, il copione ha il vantaggio di essere certo e già scritto. Più eccessive, retoriche e lapalissiane saranno le dichiarazioni che seguiranno, più tempo perderà il destinatario ad elaborare lo scandalo. Il soggetto medio si sentirà stordito e quello qualificato non avrà pace fino a quando non avrà sviscerato l’aspetto morale inevitabilmente sollevato dalla dichiarazione (proprio ad hoc costruita). E quando avremo finito di dimostrare che ha torto, la situazione sarà rimasta immutata, e i soldi saranno finiti sempre nello stesso posto, con la medesima proporzione.

Bisogna dire che nell’offrirci bersagli per sfogare la nostra frustrazione il Presidente è generoso: ci offre in pasto il guardaroba e il corpo della propria moglie, la vita sociale dei figli e persino la sua selezione di piastrelle del bagno. Elementi personali, appunto, ma anche privi di conseguenza. Qualsiasi iniziativa, prima di avere applicazione materiale, deve passare per faticosa osmosi attraverso la densa materia che è Donald Trump. Non esiste componente della sua soggettività, della sua persona, che non sia utile a questo scopo. E la stasi dello stato americano come dell’opinione pubblica globale è la conferma del successo della strategia.

Un esempio? Il titolo di questo post è provocatorio. Il rapporto dell’IPCC è uscito quasi due mesi fa, intervallo di tempo non indifferente per un ultimatum di soli 12 anni per evitare una catastrofe irreversibile per la vita sulla Terra. Se ne sente parlare, adesso, in funzione dello sterile sdegno che l’apparente ingenuità del presidente degli Stati Uniti genera a ogni livello. Se non altro ha conferito visibilità a una degna causa.

Immagine in evidenza: New York paralizzata dalla neve (immagine ANSA). https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/usa–gelo-e-maltempo-sino-al-fine-settimana–allerta-per-la-costa-orientale-175128

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