Adoremus

Chi sostiene che il nostro tempo non si distingua per spirito religioso si sbaglia. Una fede profonda e capillare impregna le fondamenta del presupposto trionfo agnostico. Semplicemente, sono cambiati gli elementi tradizionali, i luoghi di culto e le formule, ma il bisogno di salvezza dell’uomo si manifesta più prepotente che mai di fronte all’abisso dell’emancipazione definitiva. Della nostra libertà non abbiamo fatto che replicare gli schemi passati, e rimane da vedersi se per nostalgia o piuttosto comprovata efficienza.

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Con cuor sincero e fede non finta

“Avviso a tutti gli apprendisti capri espiatori: un buon capro deve sempre andare incontro al cazziatone, battersi il petto ancor prima di essere accusato, è un principio fondamentale. Piazzarsi davanti al plotone, sempre, e sollevare su di esso uno sguardo da far inceppare i fucili.” Così Daniel Pennac fa parlare Benjamin Malaussène, il protagonista dei suoi romanzi, di professione capro espiatorio. Il suo compito, comunque sia impiegato, consiste nell’addossarsi tutta la colpa delle altrui incompetenze e mancanze, attraverso un’esibizione patetica che mira a suscitare nell’interlocutore un sentimento di pietà affinché abbandoni le sue ragioni quanto qualsiasi pretesa di risarcimento. Pietà “dell’anima”, ossia una compassione e un intenerimento pressoché autentico per la sfortunata sorte del capro, o pietà “clinica”, profondo disgusto per il voluttuoso masochismo che spinge il capro a implorare una giusta punizione da parte degli interlocutori più impietosi, che piuttosto che dargli soddisfazione non vedono l’ora di toglierselo dalla vista.

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Tu quoque?

Gli scorsi due secoli hanno avuto la fortuna di poter dare per scontato che dagli interessi di molteplici comunità territoriali si potesse sintetizzare un interesse nazionale, e che questo fosse tutelato attraverso il circuito democratico tradizionale, basato sulla rappresentanza del corpo elettorale da parte delle istituzioni politiche ordinarie. Oggi non è più così. L’interesse generale viene fatto coincidere con la somma degli interessi individuali: alla nozione nostalgicamente liberale di cittadino si sostituisce la figura del consumatore, giuridicamente inteso quale persona fisica che agisce per scopi estranei alla attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

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Un degno avversario

La dignità umana è oggettivamente indefinibile. Non tanto per il contesto di pluralismo filosofico-culturale e politico in cui il concetto è maturato nel secolo scorso, quanto per la componente di immediata e quotidiana esperienza che ognuno ne ha. L’ambiguità sembra connaturata al concetto: per esempio, la dignità di ogni uomo, che pure rimane ultima ratio di ogni suo diritto e dovere, è menzionata solo tre volte nell’intera dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite. Essa è minimo comun denominatore del diritto positivo così come lo conosciamo: esperienza tanto sensata da escludere la superflua dimostrazione.

Oggi, alla zona d’ombra semantica si aggiunge una connotazione emotiva senza precedenti. La dignità inizia, a determinate condizioni, a dare fastidio.

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Ultim’ora

Vi proponiamo un breve articolo della BBC, e una nuova prospettiva al riguardo.

https://www.bbc.com/news/world-us-canada-46351940

Il Presidente Trump si conferma il rappresentante finora più candido e coerente di quello che potremmo chiamare elettorato profondo. “Profondo” in relazione alle radici che dal piano economico, passando attraverso il terzo settore, esso estende fino al livello istituzionale. Si tratta del gruppo sociale portavoce di un interesse, il capitale del secolo scorso, che oggi è costituito da fini conoscitori della logica del profitto. In sintesi, il corpo elettorale che, sia pure con svariate modalità, ha sempre votato. E che può permettersi di fare una scelta sbagliata.

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The melting pot calling the kettle

In quella che si potrebbe chiamare, con la comodità della convenzione, la società dell’informazione, diventa necessariamente sempre più ricorrente l’occasione dell’incontro con lo straniero. Il contatto avviene a più livelli e nelle più svariate occasioni, dai rapporti internazionali (ufficiali, commerciali etc.) a momenti di quotidiana e irrilevante consuetudine. Sorge dunque spontanea una semplice osservazione, senza ambizioni sistematiche.

Lo straniero, oggi, pare riuscire meno gradito in quanto sempre più privo dell’elemento esotico. Connotazione, questa, che si riconferma molto cara ad ognuno, per quanto in un certo qual modo acerbo, primordiale, inconscio. Infine, irrazionale.

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