Per angusta

E’ nella natura dell’essere umano fare regolare riferimento all’autorità competente. Può essere persino poetico, se si vuole, riservarsi sempre e comunque l’opportunità di guardare verso l’alto, di affidarsi a qualcosa di altro, superiore, migliore. Infine è normale, di questi tempi di cui spetta a noi lamentarci, prevedere sempre la competenza ulteriore, contemplare la situazione emergenziale, in un civilissimo e pervasivo caos, spesso giuridico. Continua a leggere “Per angusta”

Ulysses, anzi Telemachus

Un indiscutibile merito del nostro tempo è stato riconoscere l’importanza delle emozioni: restituire valore, spazio e tempo alla sensibilità di ognuno. Si è finalmente ammesso che la prima coniugazione che il principio di azione e reazione assume nella persona ha necessariamente natura, appunto, emotiva.

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Necessità fa virtù

E’ indiscutibile che gli sforzi compiuti dal movimento, anzi più in generale dalla coscienza femminista nella direzione della parità di genere siano stati e siano tuttora determinanti, sebbene la loro continuazione si riaffermi tragicamente necessaria. Tuttavia, parte del successo e determinati risultati effettivamente conseguiti nell’ambito della parità tra i sessi devono essere imputati all’odierna configurazione della società nel suo complesso – comprensiva sia di dinamiche di psicologia di massa a breve e lunga distanza sia di istanze e compiti che essa stessa pretende dagli aspiranti consociati – piuttosto che da effettivi mutamenti di coscienza, sensibilità o mero buon senso.

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Un degno avversario

La dignità umana è oggettivamente indefinibile. Non tanto per il contesto di pluralismo filosofico-culturale e politico in cui il concetto è maturato nel secolo scorso, quanto per la componente di immediata e quotidiana esperienza che ognuno ne ha. L’ambiguità sembra connaturata al concetto: per esempio, la dignità di ogni uomo, che pure rimane ultima ratio di ogni suo diritto e dovere, è menzionata solo tre volte nell’intera dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite. Essa è minimo comun denominatore del diritto positivo così come lo conosciamo: esperienza tanto sensata da escludere la superflua dimostrazione.

Oggi, alla zona d’ombra semantica si aggiunge una connotazione emotiva senza precedenti. La dignità inizia, a determinate condizioni, a dare fastidio.

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