Per angusta

E’ nella natura dell’essere umano fare regolare riferimento all’autorità competente. Può essere persino poetico, se si vuole, riservarsi sempre e comunque l’opportunità di guardare verso l’alto, di affidarsi a qualcosa di altro, superiore, migliore. Infine è normale, di questi tempi di cui spetta a noi lamentarci, prevedere sempre la competenza ulteriore, contemplare la situazione emergenziale, in un civilissimo e pervasivo caos, spesso giuridico. Continua a leggere “Per angusta”

Adoremus

Chi sostiene che il nostro tempo non si distingua per spirito religioso si sbaglia. Una fede profonda e capillare impregna le fondamenta del presupposto trionfo agnostico. Semplicemente, sono cambiati gli elementi tradizionali, i luoghi di culto e le formule, ma il bisogno di salvezza dell’uomo si manifesta più prepotente che mai di fronte all’abisso dell’emancipazione definitiva. Della nostra libertà non abbiamo fatto che replicare gli schemi passati, e rimane da vedersi se per nostalgia o piuttosto comprovata efficienza.

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Uno, nessuno, 100K

Partecipare alla globalizzazione presuppone che il Paese abbia qualcosa da offrire al cui privilegio sia disposto a rinunciare. Per l’Europa, prendere parte alla globalizzazione ha significato condividere quanto di cui era più liberale. Seguendo un miraggio positivista e solidaristico, ha messo in comune le sue migliori qualità; ha accordato fiducia a tutti i contraenti che le garantissero l’esorcismo dello spettro rosso e di quello bellico che tanto l’avevano turbata nel secolo precedente. Il vecchio continente ha messo in comune standard alimentari, sanitari, giuridici elevatissimi, sia in preda ad un’utopia economica sia con la vanità di una primadonna lusingata nella propria superiorità dall’elemosina. E’ bastato scambiare il toro olimpico con quello di Wall Street, l’ebbrezza del rapimento è rimasta la stessa.

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Tu quoque?

Gli scorsi due secoli hanno avuto la fortuna di poter dare per scontato che dagli interessi di molteplici comunità territoriali si potesse sintetizzare un interesse nazionale, e che questo fosse tutelato attraverso il circuito democratico tradizionale, basato sulla rappresentanza del corpo elettorale da parte delle istituzioni politiche ordinarie. Oggi non è più così. L’interesse generale viene fatto coincidere con la somma degli interessi individuali: alla nozione nostalgicamente liberale di cittadino si sostituisce la figura del consumatore, giuridicamente inteso quale persona fisica che agisce per scopi estranei alla attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

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Ulysses, anzi Telemachus

Un indiscutibile merito del nostro tempo è stato riconoscere l’importanza delle emozioni: restituire valore, spazio e tempo alla sensibilità di ognuno. Si è finalmente ammesso che la prima coniugazione che il principio di azione e reazione assume nella persona ha necessariamente natura, appunto, emotiva.

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Necessità fa virtù

E’ indiscutibile che gli sforzi compiuti dal movimento, anzi più in generale dalla coscienza femminista nella direzione della parità di genere siano stati e siano tuttora determinanti, sebbene la loro continuazione si riaffermi tragicamente necessaria. Tuttavia, parte del successo e determinati risultati effettivamente conseguiti nell’ambito della parità tra i sessi devono essere imputati all’odierna configurazione della società nel suo complesso – comprensiva sia di dinamiche di psicologia di massa a breve e lunga distanza sia di istanze e compiti che essa stessa pretende dagli aspiranti consociati – piuttosto che da effettivi mutamenti di coscienza, sensibilità o mero buon senso.

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Un degno avversario

La dignità umana è oggettivamente indefinibile. Non tanto per il contesto di pluralismo filosofico-culturale e politico in cui il concetto è maturato nel secolo scorso, quanto per la componente di immediata e quotidiana esperienza che ognuno ne ha. L’ambiguità sembra connaturata al concetto: per esempio, la dignità di ogni uomo, che pure rimane ultima ratio di ogni suo diritto e dovere, è menzionata solo tre volte nell’intera dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite. Essa è minimo comun denominatore del diritto positivo così come lo conosciamo: esperienza tanto sensata da escludere la superflua dimostrazione.

Oggi, alla zona d’ombra semantica si aggiunge una connotazione emotiva senza precedenti. La dignità inizia, a determinate condizioni, a dare fastidio.

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