Per angusta

E’ nella natura dell’essere umano fare regolare riferimento all’autorità competente. Può essere persino poetico, se si vuole, riservarsi sempre e comunque l’opportunità di guardare verso l’alto, di affidarsi a qualcosa di altro, superiore, migliore. Infine è normale, di questi tempi di cui spetta a noi lamentarci, prevedere sempre la competenza ulteriore, contemplare la situazione emergenziale, in un civilissimo e pervasivo caos, spesso giuridico. Continua a leggere “Per angusta”

Adoremus

Chi sostiene che il nostro tempo non si distingua per spirito religioso si sbaglia. Una fede profonda e capillare impregna le fondamenta del presupposto trionfo agnostico. Semplicemente, sono cambiati gli elementi tradizionali, i luoghi di culto e le formule, ma il bisogno di salvezza dell’uomo si manifesta più prepotente che mai di fronte all’abisso dell’emancipazione definitiva. Della nostra libertà non abbiamo fatto che replicare gli schemi passati, e rimane da vedersi se per nostalgia o piuttosto comprovata efficienza.

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Uno, nessuno, 100K

Partecipare alla globalizzazione presuppone che il Paese abbia qualcosa da offrire al cui privilegio sia disposto a rinunciare. Per l’Europa, prendere parte alla globalizzazione ha significato condividere quanto di cui era più liberale. Seguendo un miraggio positivista e solidaristico, ha messo in comune le sue migliori qualità; ha accordato fiducia a tutti i contraenti che le garantissero l’esorcismo dello spettro rosso e di quello bellico che tanto l’avevano turbata nel secolo precedente. Il vecchio continente ha messo in comune standard alimentari, sanitari, giuridici elevatissimi, sia in preda ad un’utopia economica sia con la vanità di una primadonna lusingata nella propria superiorità dall’elemosina. E’ bastato scambiare il toro olimpico con quello di Wall Street, l’ebbrezza del rapimento è rimasta la stessa.

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Il senno di poi

L’odierno pacifico riconoscimento della potenzialità emotiva e della sensibilità creativa di ogni essere umano non ha precedenti storici. Persino il movimento romantico, in tutte le sue espressioni, non riconosceva spontaneamente questa dignità a nessuno dei suoi esponenti: perché la sua opera avesse il minimo valore, l’artista doveva soffrire di una passione esasperata e sconvolgente, il poeta subire un terrore che i secoli precedenti attribuivano solo alla massima esperienza del divino.

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